GLI EVENTI

VIAGGIO ALL'INTERNO DELL'ITALIANO CONTEMPORANEO

FORSE INIZIO' DOPO LA GUERRA, la seconda. L'avevamo vinta, ma con l'intervento degli americani ed a prezzo di una resistenza che aveva spaccato in due la coscienza nazionale. Per gli esuli di Salò era un tradimento. Per i partigiani una giusta, giustissima vittoria contro la dittatura.  Fu una vittoria mutilata, conquistata a prezzo di quella che Galli della Loggia, in un bel saggio di alcuni  anni fa, definì la “morte della patria”. Perché, dopo il '45, la patria non era più, come l'aveva sentita Manzoni, “una d'arme, di lingua ..e di cor”. Non era una né d'armi, né di cuori. Ed iniziò, allora, a non esserlo più neppure di lingua.  I soldati americani, i liberatori, portarono, con il gusto della ritrovata libertà, anche un orizzonte nuovo, di gusto e di costume,  che fece sembrare quasi grottesca l'italianità linguistica strenuamente difesa dal fascismo. Il cinema e le canzoni sembrarono il domani, l'italianità linguistica sembrò il passato, con il suo retaggio greve di retorica nazionalista e di magniloquenza classicheggiante. La globalizzazione crescente collaborò con forza: l'inglese divenne un segno di  internazionalismo  e di progresso, di un rinato cosmopolitismo, giovane, dinamico  e senza confini. L'elettronica fece il resto e diede il crisma definitivo ad una lingua inglese, o americana, divenuta ormai il nuovo esperanto.

E l'italiano ? Ha imboccato la strada opposta: sopravvive, ed anzi vive e prospera,  come lingua letteraria, anche all'estero, ma si immiserisce di giorno in giorno come lingua di comunicazione.  La burocrazia parla una sua lingua in codice di cui già Calvino, a suo tempo, sottolineò l'umorismo involontario. Gli short messages impazzano, la

sintassi si avvia a diventare un'illustre sconosciuta.

Per le amministrazioni pubbliche è un parente povero da non presentare in società se, sulle sponde del Brenta  i cartelli recitano ”Zona di pesca no-kill – per il luccio”. La  segnalazione, umoristica senza volerlo,  è tratta dal bel saggio di Lucio Basalisco (In difesa dell'italiano, Società Dante Alighieri, Comitato di Padova) che, ispanista per professione e italianista per passione,documenta, dati alla mano, un'invasione di forestierismi che fanno dell'italiano una lingua ibrida, una terra di conquista il cui impoverimento lessicale è la spia di una debolezza politica tutt'altro che recente e fin troppo facile da documentare. Un taglio lievemente diverso orienta invece l'analisi di Daria Martelli (Per l'italiano in Italia , Società Dante Alighieri, Comitato di Padova).  Con ricchezza di citazioni e rigore documentario,l'autrice sottolinea,  l'antidemocraticità latente nella lingua di una burocrazia che perseguita il cittadino non solo con l'abnorme proliferazione delle scartoffie, ma anche con l'incomprensibilità di una lingua che sarebbe comica se non fosse tragico il fossato che scava tra ogni giorno tra cittadini ed istituzioni. Un nutrito corredo di forestierismi (anglismi e francesismi per lo più), sorretto da impeccabili note, guida il lettore che voglia avventurarsi , leggendo ambedue questi libri, lungo un viaggio in cui il destino della lingua fa tutt'uno con il destino della nazione. La prefazione ad ambedue i testi è a cura di Raffaella Bettiol.

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"Il volo della Poesia"

3 ottobre ore 16:00

Sala Rossini del Caffé Pedrocchi

PADOVA

Interverranno

Marina Agostinacchio, Tomaso Pieragnolo e David Rondoni

4 ottobre ore 17:00

Sala de Consiglio  Palazzo S. Stefano

PADOVA

Interverranno

Umberto Piersanti e Silvio Ramat

5 ottobre ore 18:00

Sala Grande del Centro Universitario Studentesco

PADOVA

Interverranno

Don Roberto Ravazzolo e

Maristella Mazzocca

Introduce

Raffaella Bettiol

Le letture della settimana
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